10 Jun 2012
Pozzo piezometrico

L'acqua è un bene di prima necessità usato per bere, per coltivare, per lavare, ma anche per tutta una serie di attività legate alla forza di questo elemento. Percorrendo i fiumi è facile incontrare campi coltivati, ruderi, mulini, canali d'irrigazione ecc... ma anche cose cose inaspettate. E' il caso di questo mio incontro che potremmo definire di "archeologia industriale". Tutto inizia una mattina di primavera in cui decido di farmi guidare dall' atavico richiamo che i fiumi e le cascate esercitano su di me..... sì lo ammetto, sono "schiavo" del rumore dell'acqua che scorre, datemi un fiume ed io mi sento a casa. Per la mia "esplorazione fluviale" decido di andare sul fiume Magra in località Molinello nella Valdantena. Qui è presente un vecchio mulino, posto al fianco del letto del fiume, costruito su una grande roccia. l mulino venne restaurano anni fa e ora funge da abitazione estiva. Chissà se anche lui era stato travolto dall'alluvione invernale che ha devastato tante zone della val di Magra..... e così mi ritrovo a Pontremoli a percorrere la strada che porta al passo della Cisa e, proprio al primo tornante, prendo in direzione "passo dei Cento Laghi" (strada a destra).
La strada scorre nella stretta valle del Magra fino ad arrivare in una zone pianeggiante, passando da un vecchio ufficio postale, una trattoria (Maffei) ed un bar. Siamo arrivati a Molinello. Si procede a destra in direzione groppodalosio/pracchiola e si parcheggia vicino al ponte sul fiume. Da qui si può scendere e seguire il fiume verso valle..... in realtà io ho preso una comoda scorciatoia: prima del ristorante "Maffei" troverete, a destra, una zona in cui la strada si allarga molto, proprio dove si trova il cartello del paese. Se parcheggiate e tornate qualche passo indietro, troverete un largo sentiero che scende verso il fiume. Quel sentiero è privato anche se non ci sono cartelli che lo segnalino. Percorrendolo ci si trova su una piccola valle fatta di prati, campi e due vecchie Il Mulinocase ristrutturate. Ho percorso il prato su un lato, stando ben attento a non sciupare l'erba alta, utilizzata dai contadini per dare da mangiare agli animali (mucche e cavalli), fino ad arrivare al fiume. da quì si procede verso valle. Dopo pochissimi minuti incontro il mulino. E' ancora lì, perfetto come l'ho visto l'ultima volta e malgrado i segni dell'alluvione su tutto il letto del fiume. Segno, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che l'antica esperienza dei nostri antenati sopravvive anche a molte calamità: l'acqua non ha potuto far nulla contro la roccia su cui è costruito il mulino. Faccio qualche foto a quel che resta delle pale e proseguo a valle. Il fiume è effettivamente cambiato molto: l'alluvione ha provocato diverse piccole frane, spostato massi enormi e sradicato tantissimi alberi. A circa 7-8 minuti di cammino a valle, si trova quel che resta del serbatoio della Falck. E' una visione strana..... pezzi "alieni" in mezzo ad una vegetazione quasi incontaminata. La prima cosa che balza agli occhi è un grosso tubo metallico rugginoso con scala al margine del fiume. Probabilmente è quel che resta di un Pozzo piezometrico ossia un sistema per misurare la pressione dell'acqua. A pochi passi si trova un cippo in cemento con una sigla di difficile interpretazione, azzardando un ipotesi, potrebbero esseCippore le iniziali stilizzate della scritta "Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck". Osservando la parte a monte, si vedono chiaramente alcuni terrazzamenti. In uno di questi, posto più in alto rispetto al fiume, c'è una galleria artificiale, scavata nella roccia. La galleria è chiusa da una rete metallica arrugginita. Da un lato è rotta, tanto da permettere ad una persona di entrarvi. Mi avvicino e noto che la galleria procede in profondità, completamente allagata. Purtroppo non ho una pila ma mi sembra che finisca dopo diversi metri. me ne sono guardato bene dall'entrare in "galleria": stiamo parlando di strutture costruite nel 1931 e abbandonate ormai da 80 anni circa. Il rischio di crolli sono reali e l'acqua rappresenta un ulteriore grossa insidia.
Guardando il fiume diventa chiaro anche il motivo della scelta di quel particolare posto: in quel punto il fiume è stretto da due grandi speroni rocciosi, quasi a formare una grossa chiusa naturale. Non vedo costruzioni in cemento ne sul fiume ne sugli argini ma non mi è dato sapere se non è mai stato costruito altro, oltre quel che ho visto, o se il tempo e la natura si sono ripresi quel che gia gli apparteneva.
E' tempo di tornare a casa.... aggiungo qualche riflessione personale, i ringraziamenti e il testo specifico della storia di questo serbatoio "mancato" legato alla stessa storia della diga del Teglia e ad altre chiuse della zona. Dopo la storia trovate anche le foto e la mappa.

Iniziamo dalle mie riflessioni personali...... Per me quel tornante sulla statale della Cisa che immette sulla statale per i "cento laghi", non è un semplice "incrocio" di strade ma una porta: quando oltrepasso il tornante è come se entrassi a casa. Le persone, l'ambiente i paesi, le strade nel verde, i prati assolati..... non cambierei una virgola di quei posti, non ne faccio segreto: la Valdantena è la zona che più amo. Qui ho conosciuto gente che, senza conoscerti ti invita a bere un caffè o ti offre dell'acqua, ho ascoltato e raccolto storie. Il mio sito nasce anche grazie a queste persone: raccogliere foto e testimonianze.... non scrivere è come gettare via ciò che mi è stato donato...... questo mondo non può e non deve morire.

I Ringraziamenti.... prima di tutto l'amico Gino Monacchia che anche stavolta mi ha dato le indicazioni storiche necessarie a scrivere il pezzo, i ragazzi del sito http://www.progettodighe.it da cui riporto la storia sotto.

Preso da http://www.progettodighe.it/main/le-centrali/article/centrale-di-teglia-pontremoli-ms
La Società Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck, subentrò, nel 1930, alla Società Forze Idrauliche Alto Magra, nel progetto, risalente al 1921, di costruzione di un gruppo d’impianti idroelettrici e di serbatoi per utilizzare il fiume Magra ed i suoi affluenti in prossimità di Pontremoli. Scopo degli impianti era di fornire energia elettrica, sia agli stabilimenti siderurgici della Falck (ad integrazione di quella fornita dagli impianti alpini), sia alle Ferrovie dello Stato, in conformità ad un contratto stipulato nel 1930. Il progetto fu poi modificato nel 1931 prevedendo la costruzione delle centrali di Teglia e Rocchetta e di tre serbatoi situati rispettivamente: sul fiume Magra a Molinello, con un invaso di 1.200.000 m3; sul torrente Gordana a Giaredo con 1.500.000 m3 e sul torrente Teglia a Rocchetta con 2.000.000 m3. Tre distinti impianti dovevano, inoltre, esserecostruiti sul corso superiore del Magra, del Verde e del Gordana. Per alimentare le Ferrovie la Falck installò inizialmente a Teglia delle macchine di conversione da 50 a 16 periodi, ed iniziò subito dopo la costruzione della derivazione dal Teglia e del relativo serbatoio di Rocchetta, per garantire l’autonomia della Centrale in caso d’interruzione della linea a 70 KV di collegamento con le centrali alpine, lunga ben 300 Km. Il progetto fu, poi, ulteriormente modificato, riducendo l’altezza del serbatoio di Giaredo, dove i rilievi geologici rivelarono gravi fatturazioni della roccia, da 60 a 27,5 m, con una capacità di soli 125.000 m3 ed ampliando invece il volume di quello di Rocchetta da 2 a 5 milioni di m3. La diga di Rocchetta fu completata nel 1939 e quella di Giaredo nel 1949. Durante la guerra e nel primo dopoguerra furono realizzate anche le prese sui torrenti Verde, Magriola e Bettinia ed i vari tratti di collegamento con gallerie in pressione. In seguito, la Falck rinunciò all’utilizzazione del Magra, al serbatoio di Molinello ed agli impianti superiori ed iniziò, invece, la costruzione di una seconda Centrale a Teglia, che aumentava il salto complessivo sfruttato. Questa nuova opera fu completata nel 1953. I primi gruppi ad entrare in esercizio, nel marzo del 1935, furono quelli del primo salto della centrale di Teglia che, sino a novembre del 1949, potevano produrre energia a 50 Hertz, (alla tensione di 70 KV, che era trasmessa a mezzo d’apposita linea agli stabilimenti Falck di Sesto S. Giovanni) o a 16 Hertz (alla tensione di 60 KV, che era consegnata alle Ferrovie dello Stato); I due gruppi erano composti di turbine Francis accoppiate ad un generatore asincrono a 50 Hertz e ad un generatore sincrono a 16 Hertz, la potenza di ciascun generatore era di 5.5 MW. Nella cabina AT erano installati tre trasformatori per frequenza industriale e due per quella ferroviaria.