13 Aug 2017
Il torrente Caprio

Il caldo di questi giorni mi invita a fare una piccola recensione su un posto fresco, lontano dal caos del mare: il torrente Caprio nel suo alto corso. Questo torrente, nel tratto a monte di Rocca Sigillina, offre molti angoli nascosti, dai colori che vanno da un azzurro intenso al verde.
Le sue acque sono limpidissime, alimentate da decine di rivoli che scendono direttamente dall’Appennino, attraverso boschi disabitati.
Da Rocca Sigillina, sono risalito verso l’appennino, tenendomi su una strada sterrata che costeggia la sponda destra del Caprio. Salendo si passa in mezzo a boschi di castagno e piane un tempo coltivate, se non altro i castagneti lo erano. Non è facile immaginare come fossero quei boschi un tempo: l’apparente caos della natura si è riappropriato degli spazi lasciati liberi dall’uomo. Camminando, non può non saltare all’occhio l’impressionante spettacolo dei tantissimi castagni secolari seccati… forse sono vittime del cinipide galligeno, quel miniscolo insetto asiatico che ha invaso l’Italia. Nelle giornate di cielo sereno, dove i colori brillanti del cielo azzurro incontrano il verde del bosco, spiccano queste braccia marroni protese al cielo, fatte dai rami secchi. Trasmettono inquietudine ma anche tetra bellezza, al pari di vecchi monumenti funebri, in questo caso naturali.
Lo sterrato è apparentemente recente e forse lo è, ma in realtà il percorso è segnato anche su vecchie mappe. E’ un cammino comodo e paesaggisticamente molto bello: si sale avendo come sfondo le vette prative dell’Appennino, che fanno capolino qua e là tra gli alberi. E’ una passeggiata nel silenzio della natura, che silenzio non lo è mai: siamo abituati a suoni artificiali cittadini, al vociare, alle auto… tanto che in luoghi come questo, dove quei rumori spariscono, ci sembra di udire il “silenzio”. In realtà lungo il percorso, se si presta attenzione, si sente il rumore del fiume, in alcuni tratti più forte in altri apparentemente lontano, si può udire il rumore di foglie mosse dal vento, il verso acuto di una poiana o il “sinistro abbaiare” dei caprioli.
Fa piacere incrociare una macchina per il taglio della legna: qualcuno che riesce a trarre un piccolo guadagno da attività antiche, a contatto con la natura, c’è ancora. Un presidio importante che limita nel suo piccolo, l’abbandono totale. Queste sono attività nella natura vera e non quella artificiale dei campi sfruttati in modo industriale.    
Incrocio una fonte: quale miglior occasione per buttare via l’acqua delle bottiglie venduta al supermercato, per sostituirla con la fresca acqua appena sgorgata! L’incontro con acqua di fonte, per gente che ama la montagna, prevede un contatto fisico che è quasi rituale: se la vista e l’udito ricevono un piacere “passivo” dalla natura, il tatto e il gusto invece, traggono piacere “attivo”, fatto dal contatto diretto. Così, rinfrescarsi e bere alla fonte, diventano un contatto diretto con la natura, un rito piacevolmente atavico.
Mi rimetto in cammino per poi abbandonare la strada e scendere nel sentiero seminascosto nel bosco. Il rumore dell’acqua è vicino, attraverso un pianello abbandonato, e continuo verso il fiume, ormai sono visibili i sassi e un rigagnolo d’acqua che percorre il bosco e si ricongiunge al Caprio.
Arrivo sul torrente, proprio su una grande roccia che occupa tutto il suo letto… Il torrente gli scorre attorno, nella distanza di pochi metri, l’acqua si tuffa in una pozza azzurra, scorre verso la successiva verde, esce e rientra in due marmitte dei giganti: conformazioni rocciose circolari, tipo enormi pentole, scavate dalla pietra trascinata dall’acqua in circolari e vorticosi movimenti millenari. Sembrano due vasche da idromassaggio, con acqua che entra e crea un “effetto bollicine”. Questo è un luogo molto bello per chi ama i torrenti: fresco ma anche assolato, con acqua fredda ma non ghiacciata. C’è solo da stare attenti a non scivolare, specie se ci si addentra nelle marmitte, avendo i bordi lisci e scivolosi. 
Scendendo qualche decina di metri a valle, lo scoscio dell’acqua aumente e incredibilmente, ci si accorge di essere sopra a una grande cascata. Da sopra non si vede il salto dell’acqua che scende ed è molto pericoloso sporgersi. Se ci andate fate attenzione, non provate a scendere né a sporgervi troppo perché i sassi di fiume son sempre molto insidiosi: basta avere piedi umidi per scivolare.
Decido di risalire il torrente, visto che la discesa è impossibile. Il torrente si snoda tra belle pozze incastonate nel verde delle sponde. Risalgo per una quindicina di minuti, fino alla confluenza con Rio Sassino, un rigagnolino d’acqua che scende tra enormi massi alla sinistra del Caprio… qui c’è una pozza indescrivibilmente bella: grande e con un colore che è un misto tra l’azzurro dell’acqua e il verde degli alberi.
Non aggiungo altro a quanto scritto se non una nota curiosa, segnalata dall’amico Ettore Callegari (guardate su FB perché ha una bella pagina di storia locale su Lerici e il monte Caprione): pare che gli abitanti dei paesi sul Caprio, fossero chiamati secondo le loro abilità. Si citano ad esempio, gli abitanti di Ponticello, posto più a valle, chiamati «Roncadori» e cioè, secondo il significato antico, dissodatori di terre incolte, abilità che gli hanno permesso di sopravvivere.
P.S. Le foto, sono state scattate lungo un lungo tratto del torrente

Come arrivarci
Arrivarci è semplice, basta andare verso Filattiera e seguire le indicazioni per Rocca Sigillina. Arrivati alla parte bassa del paese, continuate a salire in auto. Alla prima curva a gomito dopo il paese (ho messo il punto in mappa), riconoscibile da un masso su cui è posta una statuetta votiva, parcheggiate e prendete la strada sterrata che sale verso i piedi dell’appennino. Risalite per circa un chilometro, passerete una baracca con attrezzi per taglio legna, superatela. Arriverete a un container abitativo sulla destra, con tanto di tavoli e zona grill. Proseguite e rifornitevi d’acqua nella vicina fonte che incontrate subito dopo, alla vostra sinistra, tra il fresco degli alberi. Da qui dovete fare molta attenzione perché non è facile vedere il sentiero e non è lontanissimo. Fate una doppia curva e proseguite guardando alla vostra destra (lato torrente). Se siete attenti, ad un certo punto, noterete un PICCOLO sentiero, dovete prenderlo e in pochissimo tempo vi porterà al torrente. E’ facile da seguire, anche se in mezzo alla vegetazione, si trova nel punto in cui la strada è più vicina al torrente. Se vi ritrovate davanti ad una catena e un bivio, siete troppo avanti.
Se andate con dei bambini, non fateli avvicinare alla cascata da soli!!