09 Jan 2015
La cascata di Parana

Ho visto tanti salti d'acqua e cascate in Lunigiana, di alcune ho scritto qualche riga su questo mio blog..... altre le ho semplicemente visitate e ammirate conservando la loro immagine e le parole che vorrei scrivere, in un angolo della mia mente. Oggi sono qui a spendere qualche parola su quella che, fino ad oggi, reputo la cascata più bella. Bella perché? Forse il luogo, forse per il particolare salto, forse le pietre che ci sono attorno, forse non c'è neppure un motivo....  de gustibus non est disputandum.
E' una cascata "riscoperta" da alcuni componenti della Pro loco di Montereggio che ne avevano condiviso alcune foto su Internet. Caratteristica comune alle foto delle cascate è sempre quella di non rispecchiare mai la loro reale bellezza. E così è anche per questa, le cui foto appiattiscono l'ambiente circostante e fanno sembrare piccini questi salti d'acqua.
Non è particolarmente difficile da raggiungere ma è necessario usare un po' di buon senso lungo il percorso. Non esiste un sentiero da percorrere o meglio, probabilmente c'era, ma l'alluvione del 2011 l'ha cancellato, ne restano visibili solo alcuni tratti. La cascata si trova nel canale della Carlina tra Montereggio e Parana, una zona ancora piuttosto "selvaggia", fatta di immensi boschi e corsi d'acqua. La si raggiunge unicamente percorrendo il letto del torrente in un breve percorso di un km e mezzo circa. Non ci sono grandi pericoli ma le rocce del torrente soIn risalitano a tratti scivolose e necessitano di grande attenzione.
Per arrivarci si deve parcheggiare nei pressi de ponte che da Parana porta a Montereggio, sulla sponda destra. Scesi dall'auto, si deve far attenzione e scegliere il torrente "giusto", infatti tra la parte a monte del ponte e quella a valle ci sono ben 3 torrenti che si uniscono. Per arrivare alla cascata si deve proseguire a piedi nella strada asfaltata che sale verso Parana e immettersi sulla destra, nella prima strada sterrata che scende. Seguitela fino a raggiungere il letto del torrente (canale della Carlina). In estate quel tratto potrebbe essere asciutto , lasciate la strada e proseguite verso monte nel letto del torrente. In questo punto il letto è un immensa pietraia con alberi e arbusti confinati ai margini, quelli più vicini al corso d'acqua sono stati travolti dalla furia delle acque. In questo tratto,  nelle assolate giornate estive, l'afa si fa sentire...... dopo poco, si inizia a vedere la vegetazione che si stringe sulle sponde e si inizia a sentire l'acqua, all'inizio un piccolissimo rigagnolo, poi assume le sembianze di un torrente.
Si raggiunge una prima bella pozza d'acqua cristallina, da lì alla cascata non se ne vedranno molte altre. Si costeggia la pozza sulla sinistra e si prosegue. In alcuni tratti è necessario attraversare il torrente o scavalcare alberi abbattuti dalla forza delle acque, ma non si incontrano altri ostacoli. L'ambiente è molto umido, il torrente scorre in una zona poco soleggiata e questo rende le pietre scivolose. Questo è un percorso da fare in una bella giornata di sole, durante le ore più calde, quando le pietre sono asciutte. Personalmente, in posti come questo, nei tratti in cui è necessario attraversare, preferisco mettere un piede in acqua anziché fare un salto tra una pietra e l'altra, rischiando "il tuffo". Pozza
L'ambiente circostante è bello ed è quello già visto in altri torrenti della Lunigiana, immensi in bellissimi e verdi boschi. Il luogo è abbastanza selvaggio, lo si vede dal letto del fiume privo di "spazzatura umana", le uniche tracce umane che si incontrano, sono rari pezzi più o meno grandi di cemento. Sono le tracce di quel che resta di un mulino e di alcune chiuse poste più a monte, costruite per incanalare l'acqua al mulino stesso.
Resti del mulinoSi prosegue fino ad incontrare quel che resta del mulino, sulla sponda destra del torrente, in posizione rialzata rispetto al letto: una piattaforma di cemento e resti di mura di quella che doveva essere una piccola struttura. Risalendo verso i ruderi, si vedono ancora le ruote in pietra appoggiate al suo interno. Facendo attenzione, nel letto del fiume, proprio in mezzo all'acqua, raffiora un pezzo dell'altra ruota, quasi completamente coperta dalle altre pietre. Questi mulini, per quanto ridotti male, conservano sempre un fascino particolare. Questo in particolare non è particolarmente "attraente" ma conserva qualche parte in cemento chiaramente "recente" che fa capire come questo fosse attivo fino a diversi decenni fa. Sono quei resti che fanno capire quanto il mondo sia cambiato nell'arco di pochi decenni. Se qualcuno di voi ha letto il libro "Lunigiana ignota" scritto nel 1930 dal "viandante" spezzino Carlo Castelli, partito a dorso di un mulo alla scoperta della Lunigiana, si capisce quanto sia stato profondamente cambiato in 80 anni. Forse son proprio quelli gli anni di rottura tra un mondo "in declino" ed il mondo moderno. Ci sono due righe che descrivono bene la rottura "[..] darò un esteso resoconto di ogni tappa per giovare gli studiosi nostri che non possono uscire dall'archivio, perchè affetti da reumatismi"...... in una semplice frase, tanta saggezza.
La cascata da lontanoSi lascia quel che resta del mulino e si prosegue. Diversi minuti dopo ci appare la cascata in lontananza. Mano a mano che ci si avvicina si apprezza l'ambiente circostante: la cascata è collocata in un punto di frattura del terreno in una zona di ripidissime pareti che formano un semicerchio. L'umidità è alle stelle e ci si avvicina aiutandosi anche con le mani risalendo grosse pietre. Lo spettacolo è unico! La cascata scende facendo due salti: nel primo grande salto l'acqua cade dentro una grossa pozza scavata nella pietra per poi uscire nuovamente in un altro salto. La pozza che si è formata è stupenda ma inaccessibile senza adeguata attrezzatura, date le pareti estremamente scivolose. Sembra quasi una grandissima e profonda vasca da bagno di un acqua di un blu intenso. Da questo luogo non c'è modo di risalire. Ai piedi della cascata è presente una roccia molto particolare levigata, diversa dalle altre circostanti e composta da coppelle probabilmente naturali, sembra quasi un piccolo menhir adagiato sul terreno. La cascata L'ambiente è magico e si presta a suggestioni.
Luogo molto molto bello che, come molti altri, meriterebbe di essere valorizzato. Data l'enorme umidità, la poca esposizione al sole, la scivolosità delle pietre e l'acqua gelida, non è un posto per fare il bagno, ma vale sicuramente la pena di andarci. Foto di rito e si ritorna a casa.

Prima di qualche consiglio una piccola nota....
Pietra particolareHo trovato strana quella pietra con coppelle in un luogo in cui ne se ne vedevano di simili e così ho deciso di esplorare la zona a monte della cascata. Per farlo sono dovuto risalire lungo la strada per Parana per poi prendere un sentiero boschivo. Dopo una lunga camminata sono arrivato in un luogo in cui il torrente si divide. In questo posto le rocce di quel tipo sono presenti in modo abbondante e le coppelle abbondano pressochè ovunque: dalle pareti rocciose ai margini del torrente, alle enormi pietre adagiate nel letto stesso. Alcune sono affascinanti e sembrano innaturali formando figure che sembrano quasi "sculture". Sono conformazioni rocciose molto particolari che non ho mai visto così abbondanti in altri luoghi. Da questo punto ridiscendo verso la cascata. Questo tratto del torrente è ben diverso da quello sottostante la cascata: qui le pozze sono abbondanti. Via via che si scende, le pietre con le coppelle si fanno sempre più rade per poi scomparire del tutto. Probabilmente la pietra ai piedi della cascata è stata trasportata a valle dalle furie delle acque.

Consigli....
Il percorso per arrivare alla cascata non è nè lungo nè difficile. Tuttavia, data l'enorme umidità e la scivolosità dei sassi, necessita di scarponcini da montagna (quelli con tacco che "frenano" l'eventuale scivolata e non lisci tipo scarpette da trekking). E' percorribile anche da bambini grandicelli (scordatevi di portarci bambini in braccio). Andateci possibilmente in estate, nelle ore più calde (non alle 7 di mattina ma anzi alle 10-11) quando il sole ha asciugato le pietre.