18 Jan 2014
La torre di Barbazzano

Ci si accorge di Barbazzano dai resti della torre che sovrastano l’uliveto che ne ha usurpato il borgo.

Sulla collina, sopra Fiascherino è visibile da buona parte della dorsale del Monte Caprione che guarda al mare. Si innalza mancante alla sommità, per una altezza variabile da sette a otto metri.

Sul suo lato anteriore di circa metri quattro, si apre la porta ad arco scemo,con luce di metri uno e cinquanta per tre e cinquanta; lo spessore dei muri misura ottanta centimetri. Non vi è traccia del muro posteriore. I muri laterali misurano circa tre metri. All'interno sono state accatastate pietre per un'altezza che varia da due metri e mezzo a tre, occludendo in tal modo la luce della porta.


A piè dell'arco, per chi guarda con le spalle rivolte a Serra, si scorge,al culmine dello stipite destro,una pietra sporgente e forata,cardine dell'antico portone. Ad un più attento esame,la porta della torre,si presenta stranamente incompleta,mancante della parte superiore all'arco,lasciando ad intendere un rifacimento in epoca posteriore a quella della costruzione,oppure,cosa più attendibile,ad un asporto di pietre sagomate che verosimilmente potrebbero aver trovato una nuova collocazione nella facciata della chiesa quando si decise di murare l’ingresso e in seguito fu trasformata in stalla (vedi nota chiesa di Barbazzano).

Osservando la disposizione dei ruderi e delle "vie storiche" che praticamente circondano Barbazzano, considerando in oltre l'importanza dei luoghi che dette vie uniscono,sembra impossibile ritenere che il varco tuttora esistente all’interno della torre sia l'unica porta del borgo fortificato.

Certamente si tratta di una porta, ma apparentemente una delle meno importanti ivi esistenti, poiché dalla strada che scende dalla torre si giunge al canale d'Arlino l’Arliano del Codice Pelavicino, e da li a Mezzana, Fiascherino mentre dal lato opposto,a monte,passa la via principale,o meglio si incrociano le vie che uniscono Barbazzano a Serra, Valle di Stefano, la via di Rimaso, a Tellaro,Portesone,Capo d'Acqua e quella strada che nei Senti interseca la via più diretta per Ameglia.

Le tre vie che al contrario scendono al mare, un po diverse all'epoca,hanno come loro naturale destinazione le tre spiagge racchiuse tra la Punta di Mezzana e quella di Trigliano. Comunque "la torre" è citata come luogo in cui viene steso il documento numero 232 nel Cartulario del Tino. All'interno del perimetro del vecchio borgo fortificato, sono ancora presenti ruderi e cumuli di pietre che ben si addatterebbero a basamenti di altre due torri. Il primo (T2) in prossimità della cinta muraria (1), a circa dodici metri dalla chiesa. (C) e altrettanti da un rustico sopra la torre.

Il più interessante si trova all’apice della collina e assumerebbe il significato di un mastio.

Questa è la foto più antica di Barbazzano probabilmente scattata dal Senatore Cimatti negli anni ‘20 concessami dalla famiglia Fiori Cimatti. Le notizie e le foto sono tratte dai miei appunti risalenti agli anni 1980, quando con Volpi Vincenzo rilevai Barbazzano con un doppio decametro su una carta catastale 1/250 poi riportata su catastale 1/100. Negli anni successivi, sempre con Volpi accompagnammo in due tempi diversi il prof. Augusto Ambrosi e Mario Nicolò Conti con altri membri dell’Accademia Cappellini che non avevano mai visto Barbazzano.

Dal “Cartulario del Tino” doc. n. CCXXXII

Il frate Via , monaco del monastero di San Venerio del Tiro,in presenza di me notaio e dei testimoni citati, presentò la lettera infrascritta al presbitero Vivasio,rettore della chiesa di San Giorgio di Barbazano,il tenore della quale è tale: “Noi, maestro Miro, prevosto della chiesa di San Ambrogio di Genova , delegato papale, al rettore della chiesa di Barbazano e alle altre persone ecclesiastiche alle quali questa lettera è stata mostrata,salute nel Signore.

Avendo scomunicato i fratelli Oliviero e Ugolino figli del fu Bonvicino di Portesone , in contumacia perché citati da noi legittimamente e perentoriamente affinché compaiano davanti a noi, al sindaco, o ai sindaci del monastero del Tino, ed essi non si curarono di presentarsi senza alcun motivo ragionevole, ne mandarono un procuratore a presentare le loro scuse, ordiniamo a tutti e a ciascuno di voi di prescrivere, sotto la pena della scomunica, che denunciate pubblicamente nelle vostre chiese, con le candele accese e le campane sonanti, che sono stati scomunicati Oliviero e Ugolino, fino ad una adeguata riparazione.

Data a Genova il 3 luglio E affinché si abbia piena garanzia a quanto predetto,sono stato invitato io, notaio sottoscritto per farne uno strumento pubblico.
Fatto in Barbazzano accanto alla torre, MCCLXXX, indizione VII il 6 luglio.Testimoni Mattia Balioni e Lafrancotto figlio di Giacomo di Riccardo di Portovenere.
Io Giacomo del fu Enrico Corso ,notaio del Sacro Impero, richiestomi, ho scritto.

Vi è un errore nella data; l’indizione dovrebbe essere l’ottava.

Gino Cabano

Gino Cabano lo trovate su facebook su questo sito è presente una sua presentazione ed i miei ringraziamenti a questo link